Il 4 Maggio 1949 ero un ragazzino di quattordici anni e tifavo per il Genoa, alle cui partite ero abbonato. Il grande Torino era un mito per chiunque fosse interessato al calcio. Negli ultimi otto anni, nonostante la guerra, si era andata formando una squadra temibile, basata su grandi giocatori: il centravanti Gabetto, la mezzala Mazzola, il terzino Maroso, il mediano Castigliano, e tanti altri. Il Toro era la squadra da battere, che aveva già vinto quattro scudetti consecutivi. Nel 1943, 1946, 1947 e 1948 praticando il “sistema” WM. Ora, in pieno 1949, il grande Torino comandava la classifica dopo aver terminato il girone di andata alla pari col Genoa, dal quale aveva subito una sconfitta di stretta misura al Ferraris. Ma ora il quinto scudetto (sesto della Società) era cosa quasi fatta.

Ricordo quel giorno: era umido e grigio, nonostante la stagione. Sapevo che erano impegnati con il Benfica in amichevole, contro i quali avevano perso di misura. Noi genoani attendevamo il suo ritorno in Italia perché la data dell’incontro di ritorno si avvicinava e speravamo di vincere di nuovo contro lo squadrone a Torino. Ma nelle nebbie della Superga l’aereo che portava l’intera squadra si schiantò quel giorno stesso e la terribile notizia sconvolse tutti quanti, amici e avversari sportivi.

Un dramma ancor vivo nei miei ricordi. Nei giorni successivi vedemmo le lacrime dei familiari, leggemmo il bilancio della tragedia. Vidi al cinema Sandrino Mazzola, un bambino di appena sei anni, calciare un pallone quasi ad imitare il padre Valentino appena scomparso. Era ignaro della splendente carriera da calciatore che lo attendeva.

La partita contro il Genoa ebbe luogo molto tempo dopo, ma in campo scesero i pulcini granata contro quelli rossoblu e vinsero 4-0. Ma non era una partita da guardare. Non c’era più competizione. Lo scudetto era stato assegnato al Torino a tavolino, ma non avremmo mai più visto Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola e Ossola, ma nemmeno i loro sostituti, anch’essi periti alla Superga.
Il Toro era entrato nella storia, ma uscito dai nostri campi di gioco.

Mario De Paz, papà del nostro Fabio.